Broken Bonds di J. Bree: cinque legami predestinati, nessuno che mi abbia conquistata
Posso leggere di personaggi arrabbiati. Posso accettare il rancore, la diffidenza e un rapporto che comincia nel peggiore dei modi. Ma prima o poi ho bisogno che la storia mi dia una ragione per desiderare che quelle persone si avvicinino.
Con Broken Bonds ho aspettato che arrivasse quel momento. Un gesto, una conversazione, una sfumatura capace di trasformare l’ostilità in qualcosa di interessante. Purtroppo non mi bastato ciò che ho trovato.
Non mi sono sentita coinvolta, non ho creduto nei personaggi e non sono riuscita ad orientarmi nelle regole del loro mondo. È stata una lettura da una stella: non per un singolo episodio, ma perché nessuno degli elementi principali è riuscito a convincermi.
Scheda del libro
Broken Bonds
- Editore
- Edizione originale indipendente
- Pubblicazione
- 28 giugno 2021
- Genere
- Paranormal romance / Why choose
- Serie
- The Bonds That Tie #1
- Formato letto
- Ebook
- Lingua
- Inglese
- Lunghezza
- 422 pagine
- Punti di vista
- Oleander “Oli” Fallows
Il verdetto in breve
Non convincente · Non immersivo · Confuso
Non ho trovato personaggi ai quali affezionarmi, relazioni capaci di coinvolgermi o regole abbastanza chiare da rendere credibile il mondo narrativo. La distanza tra i protagonisti mi è sembrata forzata e il finale ha confermato le mie perplessità. Non proseguirò la serie.
Avvertenze di contenuto e componente spicy
Tra i contenuti sensibili segnalati dai lettori figurano bullismo, abusi emotivi e fisici, molestie e violenza sessuale, dinamiche relazionali coercitive, rapimento e confinamento, morte di un genitore, incidente stradale, lutto, sangue e violenza. L’autrice indica il romanzo per un pubblico adulto anche per il linguaggio e le situazioni sessuali.
Componente spicy: Una su cinque nella mia esperienza di lettura: non ho percepito un’intesa sessuale. Questo giudizio sulla chimica tra i personaggi non equivale all’assenza di contenuti sessuali o di scene non consensuali.
La storia, senza spoiler
Dopo la morte di sua madre e dei suoi Bonded, Oleander “Oli” Fallows aveva creduto che trovare i propri legami potesse offrirle un nuovo punto fermo. Invece ha scelto di fuggire, convinta che rimanere lontana fosse necessario.
Dopo cinque anni viene ritrovata e riportata dagli uomini ai quali è destinata: North, Nox, Gryphon, Atlas e Gabe. Il suo ritorno porta con sé rancore, domande e segreti che Oli non è pronta a condividere.
In un mondo nel quale i legami e i poteri hanno un ruolo determinante, la protagonista deve affrontare le conseguenze della propria fuga e ciò che continua a nascondere. Broken Bonds apre la serie The Bonds That Tie.
L’ostilità non è bastata a creare tensione
La mia prima reazione al comportamento dei protagonisti maschili è stata piuttosto netta: va bene essere arrabbiati, ma possibile che io debba continuare a chiedermi chi si preoccupi davvero di lei?
Non pretendevo un’accoglienza affettuosa o una riconciliazione immediata. Avrei potuto seguire un percorso difficile, fatto di errori e diffidenza, se il romanzo fosse riuscito a rendermene credibili le ragioni. Non è successo.
La sensazione dominante è rimasta quella di una protagonista tenuta a distanza. Gli eventuali segnali diversi non sono riusciti a modificare la mia percezione complessiva, né a farmi desiderare la costruzione dei rapporti.
Ho finito per vedere l’ostilità soprattutto come un meccanismo per mantenere separati i personaggi. Un ostacolo può alimentare una storia sentimentale; qui, per me, occupava lo spazio nel quale quella storia avrebbe dovuto cominciare a prendere forma.
Cinque nomi, troppo poche differenze
In un why choose la caratterizzazione dei diversi protagonisti è fondamentale. Non mi basta sapere che hanno nomi, ruoli o caratteristiche esteriori differenti: ho bisogno che ogni rapporto produca una sensazione riconoscibile.
Con North, Nox, Gryphon, Atlas e Gabe non ho trovato abbastanza spazio condiviso con Oli per sentire quella differenza. Il tempo dedicato alla conoscenza reciproca mi è sembrato troppo poco, e le loro individualità non sono riuscite a emergere.
Gryphon è stato l’unico del quale ho intravisto un profilo più distinto. L'unico che sembrava prestare attenzione e con il quale immaginare quindi un avvicinamento. Non significa, però, che mi abbia conquistata: rimane talmente in secondo piano che quella differenza non ha inciso sul mio coinvolgimento.
Non penso che un primo volume debba raccontare tutto di tutti. Ma dovrebbe offrirmi abbastanza da farmi desiderare di conoscere il resto. Io sono arrivata alla fine senza aver trovato quel motivo.
Oli non è riuscita ad avvicinarmi alla storia
Neppure la protagonista ha rappresentato un punto al quale aggrapparmi. I suoi comportamenti mi sono sembrati altalenanti, senza un filo abbastanza chiaro da restituirmi una personalità nella quale credere.
Non è necessario che io condivida le decisioni di un personaggio. Posso affezionarmi anche a qualcuno che sbaglia, si contraddice o reagisce male, purché riesca a comprendere la logica emotiva che lo muove.
Con Oli non ho trovato quella continuità. Le informazioni trattenute e le reazioni che cambiavano non hanno alimentato la mia curiosità: hanno aumentato la distanza tra me e lei.
Quando non riesco a entrare nella protagonista e non mi coinvolgono nemmeno i rapporti che dovrebbero sostenerne la storia, la lettura perde il suo centro. È esattamente ciò che mi è successo qui.
Un legame dichiarato, ma non sentito
Il fatto che il destino unisca delle persone non sostituisce, per me, la necessità di costruire una relazione. Il legame soprannaturale può essere il punto di partenza, non la dimostrazione automatica della loro compatibilità.
Avrei avuto bisogno di conversazioni, di tempo condiviso, di reazioni che mi aiutassero a capire perché dovessi desiderarli insieme. Invece ho continuato a percepire soprattutto la distanza.
Non ho sentito un’intesa sentimentale o sessuale capace di coinvolgermi. E non è un problema risolvibile aggiungendo una scena esplicita: ciò che mi mancava era molto prima, nella costruzione delle persone e dei loro rapporti.
Ricchezza, college e ruoli poco concreti
Anche l’organizzazione del mondo narrativo mi è sembrata confusa. Ho avuto l’impressione di trovarmi davanti a un gruppo nel quale ricchezza e influenza fossero quasi caratteristiche date per scontate, senza che riuscissi a percepirne bene il contesto.
Alcuni personaggi lavorano, altri frequentano il college, e vengono attribuite responsabilità descritte come molto importanti. Il problema non è che studio e lavoro possano coesistere: è che non ho compreso abbastanza bene il rapporto tra età, ruoli, autorità e vita quotidiana.
L’importanza di certi incarichi mi è stata raccontata più di quanto io sia riuscita a sentirla. Le responsabilità non acquistavano un peso abbastanza concreto da rendere convincente l’insieme.
Invece di entrare in un ambiente con un funzionamento riconoscibile, continuavo a chiedermi come si tenessero insieme tutti questi elementi. Ed era una domanda che mi allontanava dalla storia, non un mistero che desideravo risolvere.
Poteri senza regole abbastanza chiare
In un romanzo paranormale non ho bisogno di ricevere subito un manuale completo del sistema di poteri. Ho però bisogno di comprendere abbastanza da riconoscere limiti, rischi e conseguenze.
Qui le regole mi sono sembrate spiegate in modo insufficiente e applicate con poca coerenza. Non riuscivo a costruirmi aspettative abbastanza solide su ciò che fosse possibile e su ciò che, invece, dovesse rappresentare un ostacolo.
Questo ha inciso anche sulla tensione. Se non capisco quali siano i limiti, faccio fatica a percepire il peso del loro superamento. Una rivelazione può sorprendermi; per convincermi, deve anche trovare un posto credibile dentro ciò che ho letto prima.
Il finale non ha risolto questa difficoltà. Per me l’ha confermata, e nella sezione spoiler spiego meglio perché.
Una nota sulla lingua originale
Ho letto Broken Bonds in inglese, in ebook. Il mio giudizio riguarda quindi la lettura in lingua originale, non una traduzione.
Non ho individuato un aspetto della scrittura o della narrazione capace di compensare ciò che non funzionava per me. La voce della protagonista, la costruzione dei rapporti e le spiegazioni del mondo non mi hanno permesso di immergermi.
Non voglio attribuire al libro un pregio soltanto per rendere più equilibrata una recensione negativa. Il mio equilibrio, in questo caso, sta nello spiegare le ragioni del giudizio, senza trasformare il mio disappunto in un attacco all’autrice o a chi ha amato la storia.
Better to be hated and alive, better to be in pain than a murderer, better to be alone and safe.J. Bree, Broken Bonds
Questa frase riassume il conflitto che la storia vuole mettere al centro: scegliere la distanza come forma di protezione. Non sono però riuscita a sentire quella scelta sostenuta abbastanza dai personaggi e dalle regole del mondo.
A chi potrebbe piacere
La combinazione di legami predestinati, why choose, ambiente universitario e dinamiche ostili potrebbe interessare chi cerca proprio questi elementi e desidera seguirne lo sviluppo lungo una serie.
Non riesco però a trasformare questa descrizione in una raccomandazione personale. Io avevo bisogno di una maggiore caratterizzazione, di regole più chiare e di un motivo per investire nei rapporti già in questo volume.
Se anche per voi un primo libro deve conquistare prima di chiedervi di continuare, le mie riserve sono soprattutto queste. Essere l’inizio di una storia più lunga non mi basta come ragione per rimandare ogni coinvolgimento.
Il mio verdetto
Broken Bonds non mi ha convinta nei personaggi, nei rapporti o nella costruzione del mondo. L’ostilità mi è sembrata un ostacolo artificiale, la protagonista poco coerente e i cinque uomini troppo poco caratterizzati per coinvolgermi.
Le regole dei poteri non mi hanno offerto una base abbastanza chiara e il finale non ha cambiato la mia impressione. Non c’è stato un momento conclusivo capace di far funzionare ciò che fino a quel punto non aveva funzionato.
Una stella su cinque. Non ho trovato un elemento che mi facesse desiderare di restare in questa storia, e non continuerò la serie. Questa volta il legame che non si è creato è stato anche quello tra me e il libro.
Il finale di Broken Bonds
Ho terminato il libro: mostra gli spoiler
Il rapimento da parte della Resistenza non mi ha trasmesso la tensione che avrebbe dovuto. Mi è sembrato un passaggio improvviso, inserito in una situazione della quale non riuscivo a comprendere abbastanza bene la logica.
Anche la Resistenza, in questa parte, non mi è risultata una minaccia convincente. Non basta dichiarare che un gruppo sia pericoloso: ho bisogno che le sue azioni, la preparazione e il contesto mi facciano percepire quel pericolo. Io non l’ho sentito.
Il problema più evidente, però, è stato il modo in cui ho percepito l’uso dei poteri di Oli. Per buona parte del libro, il rapporto tra lei e il suo potere mi era arrivato come qualcosa di difficile da controllare, da temere e da tenere nascosto.
Nel finale, invece, mi è sembrata capace di dominarlo con una precisione e una potenza che non avevo visto preparare in modo convincente. Il passaggio dalla difficoltà alla capacità di compiere azioni eccezionali mi è risultato troppo brusco.
Non è la presenza di un potere enorme, da sola, a disturbarmi. È l’assenza, nella mia lettura, di una costruzione abbastanza chiara da rendere credibile quel momento. Avrei avuto bisogno di capire meglio che cosa sapesse fare, che cosa stesse trattenendo e quali fossero davvero i suoi limiti.
Quando le regole rimangono poco definite, una dimostrazione di forza rischia di sembrarmi una soluzione resa possibile dalla necessità della scena. È ciò che ho provato qui: non stupore, ma ulteriore distanza.
Non considero quindi il finale il momento in cui un buon libro si rovina. Per me è coerente con i problemi già presenti: motivazioni poco convincenti, personaggi che non sento abbastanza definiti e un mondo che non riesce a darmi punti di riferimento solidi.
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