The Coven di Harper L. Woods: streghe, segreti e un romance che non mi ha incantata
Per buona parte di The Coven non sono riuscita a capire che cosa non mi convincesse. Non c’era un singolo elemento capace di farmelo odiare, ma nemmeno qualcosa che me lo facesse amare.
Poi ho cominciato a collegare quella distanza che provavo ai capitoli dal punto di vista di Gray, ai suoi pensieri, ad una voce che mi sembrava troppo immatura per appartenere a un essere immortale. Ma, proseguendo, mi sono accorta che non riguardava soltanto lui.
Ho chiuso il libro con molte domande. Purtroppo non quelle che mi fanno correre a leggere il seguito, ma quelle che mi costringono a fermarmi e chiedermi: che cosa ho appena letto, esattamente?
Scheda del libro
The Coven
- Editore
- Tor Publishing Group
- Pubblicazione
- 16 marzo 2023
- Genere
- Dark paranormal romance / Dark academia
- Serie
- Coven of Bones #1
- Formato letto
- Ebook
- Lingua
- Inglese
- Lunghezza
- 320 pagine
- Punti di vista
- Willow e Gray
Il verdetto in breve
Nebuloso · Distante · Poco incisivo
Una reinterpretazione del soprannaturale che avrebbe potuto catturarmi, ma che non è riuscita a coinvolgermi. Ho sentito poco l'ambientazione di un collegio, ho faticato a comprendere le motivazioni dei personaggi e ho percepito attrazione ma senza una vera costruzione sentimentale. Il finale, purtroppop, mi ha lasciata più confusa che curiosa.
Avvertenze di contenuto e componente spicy
Le avvertenze dell’autrice includono consenso dubbio, nutrimento forzato di natura vampirica, violenza esplicita, sangue, uso di coltelli, lesioni inflitte alla protagonista e omicidi rituali. Sono inoltre presenti riferimenti ad abusi passati, reazioni traumatiche, manipolazione e scene sessuali esplicite con dinamiche aggressive.
Componente spicy: 2 su 5 nella mia esperienza di lettura. Ho trovato le scene intime coerenti con il contesto, ma non sufficienti a costruire il coinvolgimento emotivo che cercavo. Il voto indica la mia percezione della componente spicy, non l’assenza di contenuti forti.
La storia, senza spoiler
Willow viene sbattuta a Hollow’s Grove, un collegio per streghe nel quale il passato continua a pesare sul presente. Porta con sé un’identità da proteggere, un’eredità familiare difficile e ragioni che rendono il suo ingresso molto più di un semplice cambiamento di scuola.
Ad attenderla c’è Alaric Grayson Thorne, Gray, il preside: una presenza autoritaria e pericolosa, con la quale si instaura un rapporto fatto di attrazione, diffidenza e scontri.
Tra magia, segreti e interessi nascosti, Willow deve capire di chi fidarsi e quale ruolo le sia stato riservato. The Coven apre la serie Coven of Bones e si conclude con un cliffhanger: la storia prosegue nel volume successivo.
Le premesse che mi interessavano
Non tutto mi ha lasciata indifferente. L’intreccio tra streghe e una reinterpretazione di figure demoniache e vampiriche mi aveva inizialmente incuriosito. Mi interessava scoprire come queste presenze convivessero, quali rapporti le legassero e quali regole governassero il loro mondo.
Il problema è che quell’interesse iniziale non si è trasformato in una comprensione abbastanza solida da sostenermi durante la lettura. Più emergevano segreti, più sentivo il bisogno di punti di riferimento che non riuscivo a trovare.
Non pretendevo di conoscere ogni risposta in anticipo, ma avrei voluto capire cosa stesse succendendo mentre lo leggevo.
Un collegio nel quale non sono davvero entrata
Da un collegio per streghe mi aspettavo di vivere almeno un po’ la quotidianità di chi lo frequenta. Lezioni con professori, teoriche e pratiche, confronti con altri poteri: occasioni per conoscere quel mondo insieme alla protagonista.
Invece, questa dimensione, l'ho sentita poco. La magia che mi è rimasta maggiormente impressa è quella di Willow, mentre avrei desiderato che ci fosse più spazio dedicato alle altre possibilità del sistema magico. Non chiedevo un intero programma scolastico, ma qualche lezione alla quale sentirmi davvero iscritta, sì.
Mi ha lasciata perplessa anche la familiarità con cui gli altri sembrano muoversi nel collegio, nonostante la lunga chiusura. Durante la lettura ho avuto l’impressione che Willow fosse l’unica a dover trovare un orientamento. È un dettaglio che non sono riuscita a ricomporre e che ha aumentato il mio senso di distanza.
Willow e un passato rimasto poco leggibile
All’inizio Willow mi aveva suscitato un certo interesse, senza però conquistarmi completamente. Speravo che conoscere meglio il suo passato mi avrebbe aiutata ad avvicinarmi a lei.
Alcune informazioni, invece, mi hanno lasciata con più interrogativi. In particolare, non sono riuscita a comprendere fino in fondo le dinamiche di controllo e i maltrattamenti nati dal rapporto con suo padre.
Non intendo dire che la violenza debba avere una giustificazione, perché non ne ha. Ma mi è mancata la chiarezza narrativa su ciò che lui pretendeva da lei e su come quelle richieste avessero condizionato il suo modo di pensare e di scegliere.
Così, invece di sentirmi progressivamente più vicina a Willow, ho continuato a faticare nel collegare il suo passato, le sue intenzioni e il ruolo che assumeva negli eventi.
Gray: l’immortalità non basta
È soprattutto nei capitoli di Gray che ho riconosciuto ciò che mi allontanava dalla storia. Il problema non era semplicemente il suo comportamento: era il modo in cui pensava.
Da un essere immortale non pretendo saggezza, bontà o equilibrio. Può essere crudele, egoista, contraddittorio. Vorrei però percepire una personalità nella quale il tempo vissuto abbia lasciato una traccia riconoscibile. Qui ho sentito una voce troppo immatura rispetto al personaggio che mi veniva presentato.
Il suo punto di vista, anziché aggiungere profondità o rendere più interessante la sua ambiguità, mi ha quindi tenuta a distanza. Conoscere i suoi pensieri non mi ha aiutata a credergli di più.
Attrazione, ma dove sono i sentimenti?
A tratti ho percepito attrazione tra Willow e Gray. Non direi quindi che ogni loro interazione fosse priva di tensione, né che le scene spicy fossero inserite senza una relazione con il contesto.
Quello che mi è mancato è stato il percorso sentimentale. Non riuscivo a sentire un legame che acquistasse peso attraverso la conoscenza reciproca, la vulnerabilità o una trasformazione emotiva capace di coinvolgermi.
Non avevo bisogno che Gray diventasse rassicurante, né che il romanzo smettesse di essere oscuro. Avevo bisogno di provare qualcosa per quella relazione oltre alla constatazione del desiderio. Per me, la tensione fisica non è diventata sentimento.
Il confine tra mistero e confusione
A un certo punto mi sono resa conto di non sapere più da che parte stessero i personaggi. Non soltanto Gray, ma anche Willow e le altre figure coinvolte nella storia.
So che non è sempre possibile incasellare tutto come bianco o nero, buono o cattivo. I personaggi ambigui mi piacciono. Ma ho bisogno di riuscire a comprenderne i desideri e a seguire almeno una parte della logica delle loro azioni. E soprattutto di potermi schierare con una delle due parti.
Il finale non ha sciolto questa difficoltà. Le rivelazioni hanno aggiunto dettagli ad una situazione già ingarbugliata. Più che chiedermi che cosa sarebbe successo dopo, cercavo ancora di capire che cosa fosse successo prima.
Una nota sulla lingua originale
Ho letto The Coven in inglese. La mia difficoltà non si concentra su una particolare scelta lessicale, ma sulla voce dei personaggi e sul modo in cui vengono distribuite le informazioni.
L’alternanza dei punti di vista avrebbe potuto aiutarmi a entrare meglio nella relazione. Nella mia esperienza ha invece reso più evidente la distanza da Gray, senza offrirmi quel coinvolgimento sentimentale che continuavo ad aspettare.
If it is order that you value, then I will bring you nothing but chaos.Harper L. Woods, The Coven
Una promessa di caos può essere irresistibile in un romanzo come questo. Per me, però, il caos dei personaggi ha bisogno di una narrazione che permetta di seguirlo. È questa distinzione che durante la lettura ho faticato a trovare.
A chi potrebbe piacere
Le premesse possono attirare chi cerca un paranormal romance oscuro, con streghe, segreti, un’ambientazione accademica gotica e un protagonista maschile manipolatorio. È importante leggere le avvertenze: non si tratta di una relazione dolce.
Personalmente farei una distinzione tra cercare quell’atmosfera e desiderare una storia nella quale vivere davvero la formazione in un collegio magico. Io avrei voluto più spazio per la seconda, oltre a una costruzione emotiva più incisiva.
Il mio verdetto
The Coven non è stato un libro che ho detestato in ogni sua parte. Ho trovato interessanti alcune idee legate al soprannaturale, ma non sono bastate a farmi entrare nella storia.
Il collegio è rimasto poco vissuto, i protagonisti emotivamente distanti e le loro motivazioni troppo nebulose nella mia esperienza di lettura. Ho percepito attrazione, ma non il sentimento che avrebbe potuto tenermi legata a loro.
Non credo proseguirò con la serie. Il seguito potrebbe chiarire molti aspetti, ma questo primo volume non mi ha lasciato abbastanza curiosità da desiderare di scoprirle. Per ora, a Hollow’s Grove, la mia permanenza finisce qui.
Il finale di The Coven
Ho terminato il libro: mostra gli spoiler
La cosa più onesta che posso dire del finale è che non sono riuscita a ricostruirlo con chiarezza. Non voglio trasformare i miei dubbi in presunti errori del romanzo, ma sono proprio quei dubbi a spiegare perché l’ultima parte non mi abbia coinvolta.
La rivelazione che Gray sia in realtà Lucifero avrebbe potuto cambiare completamente il mio modo di leggere il personaggio. Invece mi sono ritrovata a chiedermi quali fossero esattamente i suoi obiettivi, quanto sapesse di Willow fin dall’inizio e come interpretare ciò che aveva fatto.
Ho trovato poco comprensibile anche il legame tra la sua natura, la possibilità di provare emozioni e il ruolo di Willow nel restituirgli il suo vero io. Solo tornando veramente "diavolo" potrà amarla davvero? Perché la carne "mortale" non gli permette di provare sentimenti? Perché, se non prova nulla al di fuori dell'attrazione, vuole amarla come lei merita davvero?
Sono domande che avrebbero potuto incuriosirmi se avessi sentito un legame emotivo forte Non avendolo percepito, mi hanno lasciata soprattutto distante.
Anche il ritorno di Charlotte mi ha disorientata. Ho faticato a capire che cosa le accadesse successivamente, se dovessi leggere il suo destino come una morte, una scomparsa o qualcosa che non avevo afferrato. Non lo presento come un evento privo di spiegazione in assoluto: è un passaggio che, nella mia lettura, non è stato chiaro.
Alla fine non ero sicura nemmeno di come collocare Willow, delle sue intenzioni e del rapporto tra le sue scelte e i piani degli altri. Non mi serviva assegnarle l’etichetta di buona o cattiva, ma di comprenderla sì.
So che la storia continua e che il secondo volume può offrire altre risposte. Ma per desiderare quelle risposte avrei avuto bisogno di uscire dal primo con qualcosa di più della confusione. È il coinvolgimento, prima ancora della soluzione dei misteri, che qui mi è mancato.
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